| Manifesto
Programmatico
Per il socialismo del futuro
è una tavola di valori, uno sguardo critico aperto sul mondo
contemporaneo. È proposto da compagne e compagni che vengono
da diverse esperienze politiche e da diverse collocazioni nei precedenti
congressi dei Ds. Nasce dalla consapevolezza delle difficoltà
culturali e politiche che attraversano la sinistra italiana e la
sua principale forza politica. La proposta del gruppo dirigente
dei Ds di dare vita a una nuova formazione politica che porterebbe
al superamento del partito dei democratici di sinistra ci vede nettamente
contrari. Noi vogliamo difendere, sviluppare e rinnovare profondamente
i Ds come grande forza di ispirazione socialista pienamente inserita
per Partito del Socialismo Europeo. Questo documento non è
ancora la mozione congressuale. Vuole essere un contributo che proponiamo
alla discussione dei nostri iscritti e tra i tanti che guardano
con attenzione e interesse alla nostra iniziativa politica. È
un punto di partenza che dovrà essere arricchito col contributo
di tante e di tanti in un percorso partecipato che organizzeremo
nelle prossime settimane per giungere a una stesura definitiva e
largamente condivisa.
PER IL SOCIALISMO DEL FUTURO I VALORI
1) Il mondo domanda un nuovo socialismo. Mai come ora si era esteso
il mercato globale, mai come ora aveva dominato la merce. Mai l'umanità
aveva visto crescere come ora il lavoro salariato e il lavoro intellettuale.
Mai le reti di comunicazione erano state così sviluppate,
consentendo a tutti di sapere di tutti, scoprendo così in
piena luce l'ingiustizia, la disuguaglianza, la povertà,
la violenza. Mai come ora i popoli hanno intrecciato tanto strettamente
i loro destini. Mai prima d'ora l'economia aveva fatto tanto gravare
sull'umanità la minaccia di una catastrofe ambientale. Lavoro,
pace, libertà, laicità, sostenibilità sono
i valori del nuovo socialismo. Estendere le libertà individuali
e i diritti di cittadinanza; affermare e diffondere la democrazia;
mettere in valore la libertà e la differenza femminile; distribuire
i benefici universali della conoscenza e della tecnica; ridistribuire
secondo principi di equità la ricchezza e assicurare a tutte
le donne e gli uomini del pianeta la libertà dal bisogno;
sostituire la cooperazione internazionale alle politiche di forza;
proteggere l'integrità della terra per le generazioni presenti
e quelle future; contrastare le neoideologie tribali, razziste,
etnocentriche, fondamentaliste sono i tratti del suo programma.
2) Nel corso dell'800 e del 900 la crescita dei capitalismi nazionali,
pur attraversando drammatici conflitti, è stata accompagnata
dallo sviluppo della democrazia e dello stato sociale. Il pensiero
della libertà, il movimento socialista ispirato ai principi
della democrazia, i movimenti anticolonialisti ne sono stati i principali
attori. Ora è necessario un processo analogo su scala globale.
Con lo sviluppo di istituzioni economiche che regolino il mercato,
portino lo sviluppo là dove spontaneamente non arriva (a
partire dall'Africa), contribuiscano a edificare una economia per
tutti gli uomini, protagonisti e non sfruttati. Con l'edificazione
di istituzioni politiche sovranazionali che prefigurino un governo
democratico e solidale del mondo. Per questo l'Europa politica è
una buona carta nelle mani dell'umanità. Lo spazio politico
primario in cui si muove la sinistra italiana.
3) Costruire la pace è il primo imperativo della politica
mondiale. La guerra non è una soluzione, come dimostrano
chiaramente gli eventi mediorientali. Per questo deve essere rilanciato
il processo del disarmo. Il mondo è in pieno boom di spese
militari, salite a oltre 1000 miliardi di dollari l'anno, la metà
dei quali nel bilancio degli Usa. È ripresa la spinta verso
la costruzione di nuove armi atomiche, chimiche, batteriologice.
Una quota crescente del surplus mondiale finisce in armamenti. L'uso
della forza militare per fermare i conflitti, evitare il genocidio,
mantenere la pace è legittimo solo quando è nell'ambito
delle Nazioni Unite e della condivisione nella comunità internazionale.
Questa legittimità deve essere accompagnata dalla capacità
di prevenire i conflitti intervenendo sulle cause. La civiltà
umana è una. Le culture diverse possono trasmettersi reciprocamente
principi universalistici, come quelli della libertà delle
donne e della democrazia, solo fuori dalle logiche di dominio e
dallo spirito di guerra. La non violenza è un valore cui
tendere.
4) Deve essere pattuito nel mondo un nuovo inventario dei beni comuni
dell'umanità, non disponibili per interessi privatistici
o speculativi, e messi al riparo dall'egoismo e dall'avidità:
beni comuni naturali: acqua dolce, mari e oceani, foreste,
spazio;
accesso di tutti ai medicinali e alle cure sanitarie;
equa distribuzione del sapere, dell'informazione e della
tecnologia. Gli Obiettivi di sviluppo del Millennio
indicati dalle Nazioni Unite, non possono essere accantonati.
5) Nel nuovo secolo l'umanità deve affrontare la sfida più
alta: quella, a popolazione ed economia crescenti, del progressivo
esaurimento dei combustibili fossili e del riscaldamento del pianeta.
Una tale sfida comporta radicali cambiamenti nella economia e nella
società, ed un inedito salto tecnologico verso sistemi di
risparmio energetico e verso nuove fonti rinnovabili e non inquinanti.
Il tempo stringe e l'impresa richiede una organizzazione su larga
scala dell'istruzione, della scienza, del modo di produrre, ed un
gigantesco piano di investimenti. L'ecologia diventa parte essenziale
di un socialismo moderno e dello stesso governo razionale del mondo.
6) Scienza e conoscenza sono gli strumenti più formidabili
che ha a disposizione l'umanità. Per il piacere della scoperta
senza la quale non ci sarebbe storia umana, e per i benefici che
porta con sé. In tutto il mondo c'è una esplosione
degli investimenti in formazione e ricerca. È vero che quando
la scienza produce tecnologia che sale verso le alte energie e scende
nei meccanismi della vita, si pone la questione dei limiti e delle
regole. Ma la libertà della scienza, conquistata faticosamente
agli albori della modernità, è un valore irrinunciabile.
7) Il pluralismo delle scelte etiche individuali e comunitarie
è il cuore della libertà. Il principio della
laicità dello stato, perciò, non è negoziabile:
esso è la condizione primaria del pluralismo delle scelte,
comprese quelle religiose. Sugli stili di vita dei cittadini e sull'autonomia
di scelta delle persone non possono gravare obblighi di stato. Sessualità,
procreazione, relazioni familiari si confrontano liberamente in
una società ospitale per tutti.
8) Le forze socialiste rappresentano il lavoro su scala globale.
Il diritto al lavoro costituisce la base stessa dei diritti umani.
L'obiettivo storico di una occupazione buona, piena e stabile per
tutti non è tramontato. In Occidente i caratteri del lavoro
sono profondamente cambiati. Siamo di fronte ad una moltitudine
di lavori, più flessibili. Ma l'esistenza di un esercito
industriale di riserva (lavoro nero, lavoro precario, lavoro degli
immigrati sotto pagati), il crescente divario di potere tra l'impresa
e il lavoratore, il crescente divario di reddito tra management
e lavoro dipendente, non dipendono dalla tecnica. Essenziale è
garantire una forte rappresentanza sindacale e una forte rappresentanza
politica dei lavoratori di ogni livello. Il corporativismo soffoca
le energie della società. Le forze socialiste affermano l'universalità
dello stato sociale, nella sanità, nell'istruzione, nella
previdenza, nella assistenza. L'evidente necessità di un
nuovo welfare, più rivolto alla persona, più
efficiente e fiscalmente sostenibile, non comporta lo stato
minimo. E se l'azione diretta dello stato può essere
in molti casi sussidiata dal settore privato, dal volontariato e
da no-profit, i compiti fondamentali restano non delegabili. Nell'economia
sociale di mercato l'impresa, che ha un ruolo essenziale, deve formarsi
alla cultura della sua responsabilità sociale.
9) Democrazia senza forti partiti politici, portatori di valori,
idee, memoria, coscienza, non si dà. Non si dà una
stabile funzione nazionale di partiti politici che non siano portatori
di una etica. L'etica pubblica è il principale valore immateriale
su cui si reggono le nazioni. Dell'etica pubblica gli elementi fondamentali
sono il rifiuto di ogni commistione tra affari e politica e il comportamento
rigoroso nell'uso del pubblico denaro. Un partito moderno deve fondarsi
su una pratica politica di tipo nuovo, caratterizzata dal ruolo
attivo degli iscritti, dalla partecipazione democratica, da regole
certe e trasparenti, da un pluralismo riconosciuto come ricchezza
e non come disvalore. Se i partiti divorziano dall'etica diventano
macchine elettorali di potere, che finiscono per rappresentare lo
stesso ceto politico che selezionano nelle istituzioni locali e
nazionali. Bisogna spezzare questo circolo vizioso, ripristinando
il primato dei rappresentati, riducendo i costi della politica,
valorizzando il volontariato e l'impegno generoso e gratuito, la
bellezza della partecipazione democratica e dell'impegno civile
e sociale.
IN ITALIA, UNA GRANDE E UNITARIA FORZA, DI SINISTRA E DI ISPIRAZIONE
SOCIALISTA
10) L'Italia si governa con una alleanza democratica larga. L'Ulivo
ha fatto crescere questa idea, l'Unione l'ha realizzata. È
stata battuta finalmente la destra populistico-plebiscitaria costituitasi
attorno a Berlusconi. Ora il successo del Governo di Centrosinistra,
presieduto da Romano Prodi, è fondamentale, per evitare una
regressione della vita nazionale che può spingersi anche
ad una crisi di regime democratico, e per aprire la prospettiva
di un profondo rinnovamento della vita civile, democratica e sociale
del Paese. A questo impegno ci sentiamo assolutamente vincolati.
11) L'Italia, per oggi e per domani, ha bisogno di una forte, autonoma
sinistra di ispirazione socialista, parte del socialismo europeo,
aperta ai movimenti e alle culture critiche che si sono formate
fuori dal campo socialista tradizionale. È questa la condizione
per rispondere positivamente alle nuove contraddizioni e ai problemi
del nostro tempo e del nostro Paese. L'ipotesi di una sinistra
di centro, che pure ha attraversato alcune forze del socialismo
europeo, appare sempre più inadeguata ed è in discussione
negli stessi paesi che l'avevano sostenuta. La proposta del partito
democratico si presenta non solo come sviluppo di quella ipotesi
ma va oltre. Un partito che, già nel nome e nel simbolo,
perde i riferimenti alla sinistra e al socialismo. Un partito che
non ha corrispondenza in Europa.
12) Ci rivolgiamo a tutta la sinistra italiana , che rappresenta
tanta parte della politica, della società, della cultura
del nostro Paese. A tutta la sinistra, che condivide oggi responsabilità
di governo. Molte delle divisioni del passato non hanno più
ragione d'essere. Occorre radicare in Italia, e offrire alle nuove
generazioni una grande forza di sinistra, capace di affrontare la
sfida del governo, collegata ad altre grandi forze del socialismo
democratico dell'Europa e del mondo. Si può aprire un processo
nuovo.
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